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film Quel che resta del giorno Sky Cinema 2

Quel che resta del giorno

Quel che resta del giorno
Dramma
Romance
Anthony Hopkins ed Emma Thompson in un raffinato dramma di James Ivory. Nel ripercorrere la sua vita dedita al lavoro, un maggiordomo inglese si accorge di aver soffocato i suoi sentimenti (USA/GBR 1993).

Canale

Sky Cinema 2

Giorno

domenica 26 novembre 2023, 14:15

Durata

135'

Titolo originale

Quel che resta del giorno

Paese

Regno Unito

Anno

1993

Regia

James Ivory

Voto

7.8 / 10

Descrizione

Quel che resta del giorno (The Remains of the Day) è un film del 1993 diretto da James Ivory, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro (1989).

Trama

La storia viene raccontata nel 1956 dal protagonista James Stevens, il quale, durante un viaggio, ripercorre, facendo un bilancio, i momenti più significativi della propria vita. Nella magione di Darlington Hall, negli anni '30 del Novecento, estremamente compìto e molto compenetrato nel proprio ruolo, il maggiordomo Stevens conduce la servitù della casa dello scapolo Lord Darlington con impeccabile professionalità. Apparentemente privo di sentimenti personali, votato solo al servizio del proprio padrone, sacrifica al suo lavoro qualunque aspirazione personale. Sotto la sua direzione, il ménage di casa Darlington procede con la precisione di un orologio svizzero, con piena soddisfazione del lord, che stima e rispetta il suo collaboratore, tenendolo tuttavia alla debita distanza, cosa che comunque non amareggia Stevens. Anche l'arrivo della nuova governante, Sally Kenton, donna esperta e intelligente, non muta la situazione, salvo il generarsi di qualche piccola scintilla fra i due, data la somiglianza efficientista dei rispettivi caratteri. Anche la morte del padre di Stevens, ex-maggiordomo in altra casa e ora aiutante in casa Darlington, non scuote l'aplomb del figlio. Il fatto avviene durante un importantissimo ricevimento politico, al quale lord Darlington tiene molto (molti degli ospiti, eminenti personaggi politici inglesi e stranieri, risiedono per l'occasione nella splendida magione), mentre Stevens dirige perfettamente tutta l'organizzazione dell'ospitalità. Il padre muore in solitudine, nella propria camera del sottotetto, nella zona riservata alla servitù. La governante avvisa il maggiordomo dell'avvenuto decesso, esortandolo a rendere l'estremo saluto al padre, ma Stevens cortesemente declina l'invito, adducendo il motivo che il servizio che sta svolgendo è più importante. Un notevole aiuto nei vari frangenti del servizio gli viene dalla governante, la quale, con il passare delle stagioni, lentamente matura un sentimento per Stevens e cerca di farglielo capire con omaggi floreali e altre piccole attenzioni, ma questi, anche se non insensibile, non lascia trasparire alcun interesse; nella sua concezione della vita di maggiordomo non vi è spazio per i sentimenti personali, ed egli oppone a questa situazione, per lui terribilmente imbarazzante, una impenetrabile maschera di austerità. Stanca di tanta (apparente) freddezza, la governante se ne va, accettando la proposta di matrimonio di un altro domestico, mister Benn, che presta servizio presso un'altra casa, con il quale spera di aprire un piccolo albergo in una cittadina di villeggiatura vicina al mare. Stevens rimane amareggiato dalla notizia, ma non esterna alcun sentimento, anche quando vede miss Kenton in lacrime, che lascia intendere la disperazione di lasciarlo per sempre. Stevens ostenta freddezza per non risolvere le proprie crisi, tacita le passioni, l'amore e i dolori, sfoggiando durante ogni occasione una professionale e studiata indifferenza. Nel frattempo imponenti nubi si addensano sull'Europa: siamo alla vigilia della Seconda guerra mondiale e lord Darlington, politicamente schierato all'estrema destra e permeato di sentimenti politici filogermanici, licenzia due cameriere in base a pregiudizio razziale, poiché ebree. Il lord cerca in tutti i modi di ricomporre la frattura fra la Gran Bretagna di Neville Chamberlain e la Germania di Hitler. La presenza di ultraconservatori a casa di lord Darlington si intensifica e questi organizza in extremis persino un incontro fra il primo ministro inglese e l'ambasciatore tedesco a Londra, tenuto nel massimo segreto nella magione. Tutto, però, si rivelerà inutile. Quando un giornalista ospite in casa, curioso di sapere che cosa mister Stevens possa pensare di queste frequentazioni, gli chiede di esprimere la sua opinione, il maggiordomo risponde che nelle sue mansioni non c'è il dovere di ascoltare e, dato che il proprio padrone è un uomo superiore, non solo per ceto e ricchezza ma anche per levatura morale, egli non ha bisogno di giudicarlo. Qui si rivela un tratto caratteristico della cieca fedeltà del maggiordomo: davanti alle discutibili scelte di gestione della servitù e di vita sociale del padrone, il servitore sospende il proprio giudizio. Dopo la guerra, lord Darlington viene bollato dalla stampa inglese come filonazista e collaborazionista; una sua citazione per diffamazione contro l'ennesima accusa giornalistica viene respinta dal giudice, dando così ragione a quanto pubblicato su di lui dai giornali. Amareggiato dalle accuse infamanti rivoltegli e dall'ostracismo che gli viene riservato, lord Darlington muore in solitudine, privo di eredi. Darlington Hall rimane invenduta e sembra destinata a essere distrutta per rivendere i materiali di recupero a un imprenditore edilizio, quando l'acquista il ricco politico statunitense Jack Lewis, che era già stato ospite, prima della guerra, del precedente proprietario lord Darlington in qualità di delegato degli Stati Uniti. Dopo 20 anni, nel 1956, la narrazione torna al presente mentre Stevens contatta la signora Kenton, che nel frattempo ha divorziato e che volentieri lo invita ad un incontro. I due si vedono per un tè, trascorrendo qualche ora nel ricordo dei tempi andati, entrambi assumendo un comportamento cordialmente formale che non indulge ad alcun sentimentalismo. L'incontro sembrerebbe avere una svolta quando, dopo aver riconosciuto l'errore di non avere seguito la via suggerita dal cuore, la signora Kenton esprime il desiderio di ritornare a lavorare come governante. Si accende una speranza per Stevens, ma la signora Kenton soggiunge che non vuole tornare a Darlington Hall perché è troppo distante dal luogo dove vive ora e l'allontanerebbe dal proprio impegno di nonna. I due si lasciano con un sincero e caloroso saluto, seppur nei limiti consentiti al carattere distaccato di Stevens, e un pianto della donna, senza che l'incontro abbia quindi sortito alcun effetto per il loro reciproco futuro. Stevens torna a casa solo, apprestandosi a servire fedelmente e con la solita professionalità il nuovo padrone di Darlington Hall.
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