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film L'allenatore nel pallone Cine 34

L'allenatore nel pallone

L'allenatore nel pallone
Commedia
[Commedia] - Versione restaurata da Infinity. Oronzo Cana', allenatore disoccupato, viene ingaggiato dalla Longobarda, squadra di calcio neopromossa in serie A. Con Lino Banfi. Regia di S. Martino; ITA 1984

Canale

Cine 34

Giorno

venerdì 02 dicembre 2022, 21:07

Durata

115'

Titolo originale

L'allenatore nel pallone

Paese

Italia

Anno

1984

Regia

Sergio Martino

Descrizione

L'allenatore nel pallone è un film commedia italiano del 1984 diretto da Sergio Martino e ambientato nel mondo del calcio italiano degli anni ottanta. Ha come protagonisti Lino Banfi, che interpreta l'allenatore di calcio Oronzo Canà, Camillo Milli e il duo comico Gigi e Andrea.

Trama

Oronzo Canà è un mediocre allenatore di calcio pugliese, con diverse esperienze in società di Serie B come, , , e. Il grande desiderio di Canà è di riuscire ad allenare in Serie A prima di ritirarsi, ed il suo idolo è Nils Liedholm, del quale imita la postura e l'espressione ed ammira la freddezza, la flemma e le capacità tattiche. La grande occasione arriva quando il commendator Borlotti, presidente della Società Sportiva Longobarda, lo ingaggia per guidare la sua squadra, neopromossa nella massima serie. Dopo la presentazione alla stampa del nuovo allenatore e le promesse di una grande campagna acquisti, il presidente e il nuovo allenatore Canà si recano a Milanofiori, dove hanno luogo le contrattazioni del calciomercato. Il presidente promette l'acquisto di grandi giocatori, ma alla fine non riesce ad ingaggiarne nessuno, ed anzi vende i due calciatori più promettenti della Longobarda, Falchetti e Mengoni, alla. Il tecnico Canà, nonostante la strampalata campagna acquisti, tenta in tutti i modi di mettersi in mostra nel grande palcoscenico della Serie A e, con il benestare del presidente, vola in Brasile accompagnato dall'improbabile osservatore Andrea Bergonzoni alla ricerca di un nuovo talento per la sua Longobarda. Giunti a Rio de Janeiro, Bergonzoni si mette in contatto con il socio Giginho. I due tentano inizialmente di imbrogliare Canà promettendogli l'ingaggio di alcuni fuoriclasse verdeoro: prima tentano di agganciare Éder, poi, ottenuto con una scusa l'autografo di Júnior, preparano un finto contratto, però Canà si accorge della truffa, infuriandosi. I due mediatori, a questo punto, tentano di agganciare Sócrates, confidando di poterlo intercettare in un ospedale, essendo il giocatore anche un medico, e fanno fingere a Canà un'appendicite perforata, ma il giocatore brasiliano è un ortopedico, mentre il chirurgo gastrico con il quale Canà si ritrova ad avere a che fare è soltanto un suo omonimo. Canà finisce per essere veramente operato di appendicite e, quando si è ormai rassegnato a dover tornare in Italia a mani vuote, alla fine Giginho gli presenta Aristoteles, un giovane che gioca come attaccante in un piccolo campetto nel quartiere Maracanã, con il quale l'allenatore tornerà in Italia. Inizia così la Serie A 1984-1985 e alla prima di campionato la Longobarda affronta la Roma: dopo aver segnato il primo gol, perde cinque a uno. L'inizio di campionato è un disastro: la squadra di Canà perde anche con il Verona e la Cremonese e dopo sette partite ha totalizzato soltanto 3 punti. Canà sembra condannato all'esonero, ma il presidente Borlotti gli rinnova inaspettatamente la fiducia. Canà porta la squadra in ritiro, dove emergono i problemi di adattamento del brasiliano Aristoteles, in quanto tutti i compagni di squadra non lo sopportano e lo discriminano. Canà riesce a rasserenare il giocatore, facendogli ritrovare la fiducia in sé stesso. Dopo il ritiro, la squadra, grazie ai gol dell'attaccante brasiliano, ottiene la sua prima vittoria, contro la Sampdoria, e poi continua a risalire la classifica battendo Como, Ascoli, Torino e Avellino. A questo punto però Speroni, capitano della squadra e amante della moglie di Borlotti, geloso della fama raggiunta dal compagno di squadra sudamericano, durante la partita contro il Milan di Liedholm, si scontra volutamente con lui, facendo infortunare il brasiliano alla caviglia e costringendolo ad un lungo stop; in virtù di questo, la squadra perde sette a zero contro i rossoneri e riprende ad infilare risultati negativi, precipitando di nuovo in zona retrocessione. Dopo varie partite sfortunate, tra cui le sconfitte ottenute durante due giornate di nebbia contro la Juventus, nella quale Caná viene squalificato per otto giornate per insulti all'arbitro, e contro la Fiorentina, in cui va in scena un maldestro tentativo di combine con l'allenatore gigliato De Sisti, finalmente Aristoteles rientra alla penultima partita, contro la Lazio all'Olimpico: con la squadra in svantaggio per 1-0 alla fine del primo tempo grazie al gol di Bruno Giordano, nella ripresa il fuoriclasse brasiliano mette a segno una doppietta, dando ulteriore speranza alla squadra. Si arriva all'ultima giornata con, in caso di vittoria, la matematica possibilità di restare in Serie A. Alla vigilia della sfida decisiva, contro l'Atalanta, Borlotti svela le sue vere intenzioni al suo allenatore: rimanere ai vertici del calcio italiano ha costi troppo elevati, quindi aveva ingaggiato Canà proprio perché cercava un allenatore poco competente che facesse in modo che la società tornasse in Serie B dopo un solo anno di massima serie. Il presidente pone Canà di fronte ad un ricatto: egli non dovrà schierare Aristoteles e non dovrà vincere la partita, e se così fosse conserverà l'incarico di allenatore nella stagione successiva con tanto di ingaggio raddoppiato. Inizialmente Canà segue le prescrizioni di Borlotti, ma, durante il secondo tempo, con la Longobarda già sotto di un gol, condizionato anche dagli incitamenti della figlia, con uno scatto d'orgoglio fa entrare in campo il brasiliano in sostituzione di Speroni. La mossa si rivela decisiva: infatti Aristoteles segna una doppietta e ribalta il risultato, regalando alla Longobarda la salvezza nella massima serie. Canà si ritrova quindi disoccupato, ma in compenso viene portato in trionfo dai tifosi. Quando il presidente Borlotti, fingendo contentezza per la salvezza, gli dice "lei è un disoccupato, lo sa?" lui risponde con un eloquente "e lei è un cornuto, lo sa?", accompagnato dal relativo gesto.
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