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film, commedia Don camillo e l'onorevole peppone Rete 4 (DTT)

Don camillo e l'onorevole peppone

Don camillo e l'onorevole peppone
Il sindaco Peppone si candida nelle liste del Fronte Popolare per le elezioni del 1953. Vince ma preferisce restare in paese. Regia di C. Gallone; ITA 1955

Giorno

sabato 14 maggio 2022, 21:30

Durata

135'

Titolo originale

Don Camillo e l'onorevole Peppone

Paese

Italia

Anno

1955

Regia

Carmine Gallone

Casa di produzione

Carmine Gallone

Musica

Alessandro Cicognini

Descrizione

Don Camillo e l'onorevole Peppone è un film del 1955. Si tratta del terzo episodio della celebre saga che vede protagonisti Fernandel e Gino Cervi, il primo diretto da Carmine Gallone (che dirigerà anche il quarto), mentre i due precedenti erano stati diretti da Julien Duvivier.

Trama

1948. Brescello è in fermento. Nella piazza si costruisce un monumento alla Pace, e il Partito Comunista manda in missione alcuni compagni della città per fare propaganda: infatti a breve ci saranno le elezioni politiche, e il sindaco Peppone si candida a deputato. Don Camillo, appena venuto a sapere della notizia, corre a protestare dal Cristo crocifisso, ma poi minimizza, ricordando che prima Peppone deve superare l'esame di quinta elementare. L'esame consiste nella risoluzione di un problema di Geometria solida e nella composizione di un tema d'Italiano. Durante l'esame Peppone viene preso dall'agitazione, ma interviene don Camillo, facendogli superare brillantemente l'esame in cambio di una cospicua contropartita. Poco dopo, le vicende del paese portano ancora una volta i due fronti opposti a scontrarsi. Quando un contadino non riesce a liberarsi del mezzadro che occupava il podere che aveva appena acquistato, Peppone non interviene, decidendo così in favore del mezzadro. Don Camillo, convinto che il sindaco abbia colto l'occasione di farne una questione politica, aiuta il contadino nella sua protesta. Presto però viene a galla una verità più scottante: nelle ultime concitate fasi della guerra, infatti, i comunisti si erano impossessati di un carro armato dei tempi della guerra, e l'avevano nascosto proprio nel fienile di quel podere. Peppone e i suoi devono quindi impedire che quel carro armato venga ritrovato. Don Camillo, venuto a sapere della situazione, si offre di aiutare Peppone a liberarsi del mezzo, portandolo fuori dal podere e facendolo ritrovare pochi giorni dopo. Il piano rischia di saltare quando Peppone spara un colpo di cannone che colpisce proprio la colomba della Pace nella piazza del paese. Qualche tempo dopo, don Camillo si trova a fare l'autostop per rientrare in paese. A dargli un passaggio è proprio Peppone, ma dopo pochi metri i due incominciano a bisticciare: Peppone scarica don Camillo, ma questi con un trucco riesce a ribaltare la situazione e scappa con il suo automezzo, lasciando a piedi il sindaco. Questi era appena andato a ritirare dalla tipografia i manifesti elettorali, vere e proprie gigantografie con il suo ritratto. Don Camillo, visti i manifesti nel retro del furgone, decide di giocare un brutto tiro al rivale. Così, qualche giorno dopo, quando i manifesti vengono solennemente svelati alla comunità proprio sotto alla bombardata colomba della Pace, tutti scoppiano a ridere: il ritratto di Peppone è stato "ritoccato" con tanto di corna e pizzetto. L'affronto dev'essere vendicato: i comunisti si riuniscono in segreto e Peppone propone l'"eliminazione fisica". Viene sorteggiato un membro della banda, che porterà a termine la missione come meglio crede. Per fortuna, l'eliminazione progettata non è quella di don Camillo, bensì dei suoi polli, con i quali il prete intendeva festeggiare la sconfitta elettorale dell'avversario. Don Camillo, svegliato da un rumore, non può far altro che constatare il furto dei polli; ma un vicino ha visto il ladro, e sembra proprio che sia il sindaco, come riferisce ad un poliziotto. L'indagine finisce per mettere alle strette Peppone, che alla fine viene convocato in Pretura come imputato. Il parroco vuole godersi la disgrazia dell'avversario, che, in caso di condanna, sarebbe definitivamente estromesso dalla corsa elettorale; ma il Crocifisso, ancora una volta, lo persuade a non cedere al desiderio di vendetta. Così don Camillo irrompe in Pretura, e salva Peppone raccontando una storia inventata. Il sindaco viene assolto, ma la mossa di don Camillo rischia di gettare nel ridicolo tutta la sezione locale del partito. Peppone tuttavia viene tranquillizzato dalla compagna Clotilde, un'esponente del partito inviata in missione da Roma. La donna rassicura il sindaco che lo scherzo di don Camillo potrebbe in realtà giocare a suo favore, rendendolo più simpatico anche agli elettori più moderati, e approfitta dell'occasione per appartarsi con Peppone. Questi, che non era indifferente al fascino della donna, non riesce tuttavia a decidersi a portare a segno le avance di cui tutto il paese mormora. Proprio questi pettegolezzi mettono in crisi il matrimonio di Peppone: la moglie Maria, dopo aver confessato a don Camillo che non ne può più e vuole tornare dai suoi genitori, abbandona il paese. Sconvolto, Peppone si rivolge a don Camillo, che per spingerlo ad agire col cuore gli racconta, mentendo, che la moglie vuole suicidarsi. I due si lanciano così all'inseguimento con un sidecar: raggiunta Maria e fatta la pace, Peppone torna a casa con la moglie, mentre Don Camillo è costretto a rientrare con la bicicletta di Maria Le elezioni sono vicine e Peppone invita come relatore a un comizio il compagno avvocato Cerratini. Negli ultimi minuti prima dell'inizio, don Camillo tiene viva la rivalità diffondendo dall'altoparlante della chiesa musica e slogan elettorali. Zittito il rivale, Peppone sale sul palco e prende la parola, ma proprio in quel momento il parroco spara negli altoparlanti La canzone del Piave. All'udire quelle note, Peppone, commosso, si abbandona a un discorso appassionato e vibrante di patriottismo. La piazza esulta e perfino don Camillo è commosso e applaude sorridente. Le elezioni sono un successo per il PCI e anche per Peppone, che viene eletto alla Camera dei deputati. Questi, come richiede la legge, annuncia in consiglio comunale che si dimetterà da sindaco, ma il capogruppo dell'opposizione dichiara che tutti vorrebbero che Peppone continuasse a essere il loro sindaco, raccogliendo gli applausi di amici e avversari. Al momento della partenza, un corteo accompagna l'onorevole Peppone alla stazione di Brescello. Sul gradino del treno, fa forza ai compagni, commossi e rattristati quanto lui; ma alla stazione successiva incontra don Camillo, che convince il rivale a tornare con lui a Brescello.

Attori

Fernandel
Fernandel
don Camillo
Gino Cervi
Gino Cervi
Peppone
Claude Sylvain
Claude Sylvain
Clotilde
Leda Gloria
Leda Gloria
Maria, moglie di Peppone
Saro Urzì
Saro Urzì
il Brusco
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